Warner Bros ha deciso di vendersi al miglior offerente e la gara per l’acquisizione della compagnia è ufficialmente iniziata. Tra le pretendenti c’è pure Netflix, il che impone alcune considerazioni sul futuro delle proprietà intellettuali della Major al cinema nei prossimi anni.
La decisione di un colosso del mondo del Cinema e dell’intrattenimento come Warner Bros/Discovery di mettersi sul mercato è uno tsunami per l’industria tutta. Che un’azienda così importante ed in grado di generare così tanto profitto possa essere in tale difficoltà da dover ricorrere alla perdita dell’indipendenza e al sostegno di investitori esterni la dice lunga sul momento del settore e suona come un campanello d’allarme per un’industria che vive da tempo delle difficoltà oggettive dalle quali sembra complesso riemergere.
Sarebbe facile rintracciare la causa unica nel cambio di modello di distribuzione e fruizione dei contenuti al pubblico.

L’arrivo delle piattaforme streaming ha sicuramente causato un danno alle sale cinematografiche, ma questo non implica necessariamente il collasso dei leader del settore. Disney ad esempio ha trasformato il proprio business, prima appaltando parte delle sue proprietà intellettuali a Netflix e successivamente investendo massicciamente su una propria piattaforma streaming.
Accordi commerciali per diffondere le proprie proprietà intellettuali sono stati fatti anche da Warner e parimenti è nata una piattaforma streaming in grado di contenerle tutte, ma allora cosa non ha funzionato? Probabilmente il problema centrale va rintracciato nella mancanza di creatività e di varietà.
Se Netflix acquisterà Warner Bros dovremo dimenticarci i film al cinema?
Abbracciare il sistema dei reboot da un lato e quello del multiverso narrativo dall’altro è segnale di una visione produttiva miope, centrata solo sulla riproposizione di modelli che hanno funzionato per altri. Al contempo i risultati al botteghino sembrano aver dato ragione quantomeno alla strategia sulla riproposizione di brand amati come ad esempio Batman ed i suoi spin-off.

Si è arrivati persino a portare in sala un film indipendente sul Joker che del personaggio originario aveva solo e soltanto il nome, un film drammatico – sicuramente ben fatto e ben interpretato – che utilizza il cos play del villain della DC per veicolare un messaggio potente ed importante. Ma siamo davvero arrivati al punto di dover sfruttare i costumi dei fumetti per far digerire qualcosa di nuovo al pubblico?
Al di là delle possibili cause che hanno spinto il colosso a mettersi sul mercato, attualmente ci troviamo nella prima fase delle trattative, con Paramount/Skydance che sembra essere la più vicina ad assicurarsi l’affare, ma con Comcast e Netflix subito in scia ed intenzionate a scavalcare la forte concorrente per poter mettere le mani sulla ricca lista di proprietà intellettuali che nel tempo ha acquisito la Warner.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, Netflix avrebbe primariamente assicurato ai vertici della compagnia in vendita che in caso di accordo e fusione delle due società manterrà l’impegno di portare al cinema i film. Finora Netflix si è posta spesso contro il tradizionale sistema di distribuzione delle pellicole, utilizzando le proprie esclusive come valore aggiunto per il servizio in abbonamento.

Ci sono state delle eccezioni già in passato come ad esempio Roma di Alfonso Cuaron e The Irishman di Martin Scorzese. Più di recente queste eccezioni sono aumentate, ad esempio adesso sono nelle sale Frankenstein di Guillermo Del Toro e Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery di Rian Johnson, mentre nei mesi scorsi K-Pop Demon’s Hunter è stato un successo al botteghino per svariate settimane. Per non parlare di Narnia, film che rappresenterà la prima grande produzione IMAX fatta da Netflix.
L’acquisizione di Warner Bros potrebbe offrire a Netflix più frecce al proprio arco, ma anche un know how che potrebbe facilitare una nuova strategia commerciale. In futuro la piattaforma streaming potrebbe adottare una politica simile a quella di Disney, scegliendo di volta in volta se fare uscire in anteprima i propri film al Cinema o se offrire una doppia chance, la gratuità sul catalogo per gli abbonati e il costo del singolo biglietto per chi non è intenzionato a fare un abbonamento. Una simile scelta potrebbe servire anche come pubblicità all’abbonamento stesso.





