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Juventus-Napoli 3-0, i partenopei “in mare aperto con onde altissime”: Conte dice addio allo Scudetto?

Dopo Juve-Napoli Antonio Conte parla chiaro: infortuni, scelte forzate e niente alibi. Analisi lucida di una sconfitta che pesa.

Antonio Conte non alza la voce e non cerca scorciatoie dialettiche. A Torino il suo Napoli cade, dentro una partita che per lunghi tratti ha avuto un equilibrio fragile e reale. Poi gli episodi, gli spazi, la qualità avversaria. E una situazione che l’allenatore definisce senza giri di parole “inverosimile” (in relazione alla rosa cortissima a causa dell’epidemia di infortuni che ha colpito i partenopei).

Juventus-Napoli 3-0, i partenopei “in mare aperto con onde altissime”: Conte dice addio allo Scudetto? – Foto Ansa – pstsa.it

La sconfitta contro la Juventus pesa, eccome. Pesa per il risultato, per la classifica, per il modo in cui arriva. Ma Conte sceglie una linea precisa: complimenti agli avversari (di cui sarebbe potuto essere nuovamente allenatore quest’estate, ndr) e ai propri giocatori, esponenti di un gruppo che continua a presentarsi in campo nonostante un’emergenza fisica che non concede tregua.

Antonio Conte, le parole dopo il 3-0 contro la Juventus

“Per la prima volta in carriera ho dovuto far entrare un calciatore che non avevo mai visto in allenamento nemmeno una volta”. La frase dice tutto. Non è una battuta, è una dichiarazione di stato. Il Napoli naviga “in mare aperto con onde altissime”, eppure nessuno vuole scendere dalla nave. È qui che Conte insiste: non c’è spazio per piangere, c’è solo la volontà di combattere.

Dal punto di vista tattico, la lettura è altrettanto lineare. Finché il risultato resta sull’1-0, la partita vive su un filo sottile. Il Napoli ha la percezione di poterla riaprire, di poter trovare l’episodio giusto. Dopo il raddoppio juventino, invece, il campo si allarga, gli spazi diventano un problema e il terzo gol arriva quasi come una conseguenza naturale.

Resta sullo sfondo l’episodio della trattenuta di Bremer su Hojlund. Conte non si nasconde, ma nemmeno cavalca la polemica. Dice di non aver visto l’azione, invita a non esasperare il dibattito arbitrale e tocca un tema più profondo: l’errore umano è parte del gioco, ma con il VAR sbagliare pesa di più. Non è un attacco, è una constatazione amara su un calcio che tollera sempre meno l’imperfezione.

Il dato di classifica è lì, crudo: Napoli a meno nove dall’Inter capolista. E allora la domanda sullo scudetto arriva quasi inevitabile. La risposta, però, è netta. Parlare di titolo ora è “assurdo”. Non per resa, ma per lucidità. Mancano ancora sedici partite e gli obiettivi restano aperti in tutte le direzioni: Champions, Europa League, Conference. Anche il rischio di restare fuori dall’Europa, se le cose dovessero andare male.

Conte difende i suoi uomini con parole che vanno oltre la retorica. Sottolinea ciò che non si vede: giocatori che rischiano il fisico, sempre gli stessi, ogni tre giorni, spesso senza allenarsi. Un equilibrio precario che l’allenatore osserva con una preoccupazione sincera: la speranza è che nessun altro si faccia male. Perché questa stagione, dice, “è qualcosa di incredibile”.

In mezzo, c’è anche lo sguardo già rivolto avanti, alla prossima sfida europea con il Chelsea, altra squadra di cui è ex e che diventa un altro banco di prova non solo tecnico ma mentale. Conte lo sa: il momento non permette calcoli. Serve affrontarlo, non aggirarlo.

La chiusura è forse la parte più rivelatrice. Un mezzo sorriso, quasi amaro. “Forse stiamo pagando qualcosa del passato che non avremmo dovuto fare”.

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R.D.V.