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“Lo incontri al bar, poi ti manda in ospedale”: San Lorenzo e l’ansia di vivere in un quartiere sotto choc

San Lorenzo, una serie di aggressioni scuote il quartiere: una donna operata al volto, una 12enne colpita, residenti spaventati e un senso diffuso di abbandono.

La cosa che più colpisce, a sentirli parlare, non è la rabbia. È lo spaesamento. «Stamattina stava facendo colazione, sotto controllo dei carabinieri. Tutto questo è assurdo». Chi pronuncia queste parole non cerca clamore né vendetta. È una donna di 44 anni che, poche ore prima, era su una barella d’ospedale con il volto fratturato. E che ora fatica a tenere insieme i pezzi di una normalità improvvisamente saltata.

“Lo incontri al bar, poi ti manda in ospedale”: San Lorenzo e l’ansia di vivere in un quartiere sotto choc – pstsa.it

Lunedì pomeriggio stava semplicemente accompagnando il figlio di dieci anni dall’oculista. In bicicletta, come tante altre volte. Dietro di lei c’era il bambino. Erano circa le 16.30 quando, in via dei Dalmati, un giovane è spuntato dal nulla. Un pugno secco al volto, all’altezza dell’occhio destro. Nessuna discussione, nessuna provocazione. Poi la fuga.

Lei ha urlato. Due persone si sono fermate, hanno chiamato i soccorsi. Il 118 l’ha portata all’ospedale San Giovanni. La diagnosi è stata netta: frattura orbito-nasale destra, con la necessità di un intervento chirurgico maxillofacciale. Il figlio, dietro di lei, ha visto tutto.

Con il passare delle ore, però, è emerso che quella violenza non era un episodio isolato. A San Lorenzo, da giorni, si raccontano storie simili. Cambiano i nomi, cambiano i volti delle vittime, ma il copione resta lo stesso. Un ragazzo giovane, corporatura esile, comportamento imprevedibile. Un’aggressività improvvisa che non lascia il tempo di capire.

San Lorenzo, non è la prima volta: i drammatici precedenti

Una madre ha raccontato che sua figlia di dodici anni è stata colpita mentre andava a scuola, all’altezza di Villa Mercede. Era con le compagne. Un colpo tra l’orecchio e il volto. «Adesso la accompagniamo ogni mattina», dice. «È ancora scossa». Poi la frase che ritorna come un ritornello stanco: «Ci sentiamo abbandonati».

Anche la donna ferita in bicicletta ricorda di aver segnalato mesi fa la presenza di un ragazzo che brandiva una mazza da baseball in via dei Sabelli. «Credo fosse la stessa persona», racconta. Stesso abbigliamento, stessa impressione di pericolo. «È piccolo di statura, ma aggressivo». All’epoca la segnalazione sembrava uno dei tanti episodi di degrado urbano. Oggi assume un peso diverso.

Nel frattempo, la lista degli episodi si è allungata. Sabato 31 gennaio, in via degli Equi, due operatrici dell’Ama sono state aggredite mentre svolgevano il servizio porta a porta. Una è stata colpita durante il lavoro, l’altra è intervenuta per difenderla. Ne è nata una colluttazione, poi la fuga. Entrambe hanno dovuto ricorrere alle cure mediche. La descrizione fornita alle forze dell’ordine coincideva ancora una volta: cappuccio in testa, viso scoperto, corporatura esile, altezza intorno al metro e sessanta.

Intanto, nelle chat di quartiere, iniziavano a circolare foto e video. Immagini riprese coi telefoni, condivise per avvisarsi a vicenda. È anche grazie a questo materiale che, mercoledì mattina, il giovane è stato individuato dagli agenti del commissariato San Lorenzo tra via Tiburtina e via degli Umbri. Alla vista della pattuglia ha accelerato il passo, ma è stato raggiunto poco dopo.

Riconosciuto, è stato accompagnato al policlinico Umberto I in codice rosso psichiatrico. Eppure, poche ore più tardi, una delle sue vittime lo ha rivisto in strada, seduto a fare colazione. Un’immagine che ha avuto un effetto devastante su chi aveva appena passato la notte in ospedale o accompagnava la figlia a scuola con il timore addosso.

Nel pomeriggio, il giovane è stato nuovamente preso in carico dai carabinieri e accompagnato in ospedale per un trattamento sanitario obbligatorio. Un passaggio che, formalmente, segna un intervento deciso. Ma che non basta a cancellare il senso di vulnerabilità che si è diffuso nel quartiere.

«Qui non si tratta solo di forze dell’ordine», dice la donna aggredita. «Serve qualcosa che vada oltre». È una richiesta che non invoca scorciatoie, ma risposte strutturali. Perché quando una persona può colpire in strada, ferire donne e ragazzi, e tornare a essere una presenza quotidiana, la paura smette di essere un’emergenza e diventa abitudine.

Ed è forse questo il punto più delicato. San Lorenzo non chiede di essere blindata. Chiede di tornare a riconoscersi. Perché un quartiere vive di relazioni, di gesti ripetuti, di percorsi familiari. Quando anche una semplice colazione diventa il simbolo di qualcosa che non torna, allora il problema non è più invisibile.

Published by
R.D.V.